Muovendo la voce muoviamo molte cose. Per me è un strumento naturopatico straordinario e di grande efficacia. Per questo ho un grande amore per lo studio delle tradizioni popolari di tutti i luoghi e di tutte le epoche.

Un giorno sentii la mia voce, o meglio ascoltai la mia voce. Quando avevo 11 anni la professoressa di italiano ci assegnò il compito di leggere a voce alta un brano dell’Iliade registrandoci, così da poterci risentire. Feci una scoperta sconcertante: la mia voce registrata era completamente diversa da quella che sentivo mentre parlavo. Non ero io. Non mi riconoscevo. Provavo imbarazzo. Non mi piaceva per niente.
Mi accorsi anche che non succedeva solo a me. Era mal comune e non per questo mezzo gaudio.
La nostra voce è una parte intima. E’ intima in senso letterale perchè nasce da dentro, è la vibrazione che nasce dal respiro che passa attraverso le corde vocali. Collega il dentro al fuori comunicando qualcosa. Non sempre abbiamo confidenza con questa parte intima, come può accadere con tutte le parti intime del resto. A volte la copriamo impostandola, trattenendola, aumentando o diminuendo il volume. Ma la voce è nuda e comunque comunica al di là del verbale: costrizione, paura, rabbia oppure gioia, felicità, entusiasmo, forza e molto altro ancora.

La voce nuda

Nella storia, la nudità della voce è stata usata per non far cantare o parlare le donne in pubblico. Per togliere la voce alle donne e allo stesso tempo godere di quel timbro e colore, furono commesse delle atrocità. La voce bianca dei bambini fino alla prima adolescenza somiglia molto alla voce femminile. La voce delle donne era la voce del diavolo, per averla nelle chiese e in pubblico bisognava mutilare dei ragazzini con la promessa di denaro alla famiglia e di fama e gloria per i malcapitati, d’altro canto l’evirazione per avvicinare a un dio era una pratica già vista nel Mediterraneo e non solo. Così adolescenti maschi di famiglie povere venivano castrati, prima che, con il completamento dello sviluppo, la cassa toracica si irrigidisse e, con gli ormoni della pubertà, la voce divenisse grave. Dal XVI secolo in poi i cantori evirati erano molto ricercati. Quante vite rovinate per un pregiudizio folle non troppo lontano nel tempo dato che Alessandro Moreschi, l’ultimo cantore evirato, è morto nel 1921. Tutto questo ce lo portiamo dentro come sapere collettivo e potrebbe essere la base culturale di molti blocchi emotivi e psichici.
Ciò nonostante la competenza innata dell’uso della vocalità è stata una grande risorsa.

Cantare insieme

Gli esseri umani da sempre accompagnano alcune attività con la voce. Nascono così ovunque e in tutti i tempi canti corali.
Ci sono i canti che nascono per sentire un’appartenenza a un gruppo sociale, con una funzione di coesione e mutuo supporto. Penso ai canti del lavoro come quelli delle mondine piemontesi e romagnole, delle tabacchine pugliesi, delle tessitrici umbre, degli scariolanti delle paludi dell’agropontino e della pianura padana. Penso alla bellissima musica che nasce da tragiche esperienze quali la schiavitù. Non è il dolore che fa nascere il gospel, il soul, il blues o il jazz , non è il dolore che fa nascere il canto: è la capacità di esorcizzarlo, di trovare la bellezza nonostante tanta bruttura. La capacità di trovare dentro l’animo umano quell’innalzamento dalle condizioni fisiche imposte per sopravvivenza e per trovare la spinta alla liberazione.
Ci sono i canti euritmici che alleggeriscono la fatica assecondando il gesto.
Ci sono i canti giocosi sia per l’infanzia e che per l’età adulta.
Tutti nascono e si cantano nella ricerca di un maggior benessere, di un piacere condiviso.

Imitare la natura per sentirsi dentro la natura

Spesso i canti nascono dall’imitazione della natura. I versi degli animali, l’acqua, il vento li troviamo nel canto a Tenores in Sardegna e nel katajjaq delle donne Inuit.
Essere e sentirsi nella natura imitandone la voce può muovere gli irrigidimenti che la cultura e le esperienze vissute hanno causato. Partendo dalla vibrazione acustica della voce, quell’unica possibilità che abbiamo di massaggiarci internamente, possiamo sciogliere tensioni fisiche, emotive e psichiche.
Ogni forma di vocalità collega il respiro al corpo, alle emozioni e ai pensieri, lascia andare ciò che non ci serve alimenta ciò che ci nutre.
Allora possiamo fare qualche passo indietro nel tempo pescando da vecchie tradizioni, nello spazio circostante imparando da popoli lontani e vicini, al nostro interno per cercare i nostri suoni e fare molti passi in avanti come individui e collettività semplicemente facendo vibrare le nostre voci.

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